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LE FAVOLE DELLA PSICOANALISI

Accanto all'inconscio personale, inteso come rimosso e sede dei complessi, Jung individuava un inconscio collettivo composto da archetipi, che sono i modi con i quali funziona la psiche in profondità. Se tali funzioni (funzioni più che immagini perché precedono la loro formazione) invadono la coscienza senza un filtro possono risultare numinosi, ossia far vivere esperienze intense e significati; altrimenti danno luogo a fenomeni dissociativi e distruttivi. E' nella fiaba come nel sogno che gli archetipi irrompono e danno forma alle rappresentazioni. La fiaba (più che la favola) racconta il percorso attraverso il quale la mente giunge alla sua maturazione, liberandosi dai complessi che la mettono alla prova (gli ostacoli, le lotte, le sfide), attraverso la funzione archetipica (un oggetto magico nelle storie o un feticcio animato nella vita del bambino) che invece di annientarla finisce per fortificarla. La sequenza è piuttosto lineare e ordinata. Nella fiaba gli eventi s...

IL SESSO IN CINQUE LEZIONI

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PER ME BIANCANEVE GLIELA DAVA AI SETTE NANI Giancarlo Buonofiglio

    €1,99 COMPRA €1,99 COMPRA SINOSSI La favola è la lingua di quel che chiamano inconscio. La parola inconscio non solo è brutta ma fuorviante. Nella favola la struttura, la tecnica, la lingua finiscono per assorbire il sottosuolo della coscienza dandogli il corpo di un orco o una strega. Il desiderio prende una forma e l'angoscia viene così circoscritta. Da quelle immagini elementari scaturiscono i racconti infantili. Il desiderio è sempre presente, per quanto edulcorato dalla coscienza e fa sentire il suo peso. Gli adulti sono distanti da se stessi e da quello che conta, ma lo sanno bene che Biancaneve gliela dava ai sette nani. NOTE Generiamo nevrosi. Cominciamo col diffondere la paura del lupo cattivo, il bambino spaventato non si allontana e quando è pronto per incamminarsi nel bosco è oramai cosciente dei pericoli. Raccontare una favola ha anche una funzione protettiva. Il sentiero verso casa è segnato da questo stato della ...

LUI, LEI, L'ALTRO

Dal sito web  FRAMMENTI DI UN MONOLOGO AMOROSO FAMMI GODERE LACAN contrappone godimento e amore. Nel Seminario XX si chiede che cosa sia il godimento, rispondendo che “è ciò che non serve a niente”. Sottolinea che non c'è alcuna finalità nel piacere e che il piacere è sempre fine a se stesso. L’amore è l’alternativa a questo tipo di godimento chiuso in sé che nasce e muore nel corpo. Stando alle sue parole si tratta del godimento del corpo dell'altro e implica il corpo come sostanza. Il problema come l'ha impostato Lacan è se esista qualcosa oltre al piacere limitato nel corpo; lo psicoanalista riconosce che il godimento sia qualcosa di fondamentale ma sottolinea che non è un segno d’amore. L’amore si soddisfa nella relazione con l’Altro grande e non attraverso il corpo. Implica il corpo sessuale, ma si completa nel segno e il segno è prima di tutto una forma di riconoscimento. Nel Seminario X Lacan aveva teorizzato l’amore come “amore del nome”, amore per ciò che de...

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UN AMORE DA FAVOLA

QUELLO CHE E' REGALE E' ANCHE RAZIONALE  Nelle favole i significanti abitano la narrazione, s'impadroniscono e modificano il racconto, identificano e contestualizzano i personaggi, prevalicano la scena. Il principe non ha un nome e la principessa è solo temporaneamente imprigionata nel corpo di una fanciulla popolare. L'atto precede la potenza e Cenerentola era di sangue blu, anche se non lo sapeva. Difficile trovare la regalità in ambienti degradati, ma nelle favole tutto è p ossibile. Il tutto prevale sulla parte, svilendo però i protagonisti in una metonimia che annulla le identità. L'identità si vanifica nei processi di identificazione superiori fino ad annullarsi. Svuotata la relazione di una reale affettività e privando l'altro di una realtà ontologica, predomina il significante regale che passa da un corpo all'altro, al di là delle differenze. Non c'è alterità, la domanda si restringe in una solitudine priva di desiderio e la richiesta d...

NEL NOME DEL PADRE

DA IL DEMONIACO NELLA NEVROSI OSSESSIVA  La figura di Cristo è, come dice Hegel, un punto cruciale della storia, la “terza navigazione” di un principio di Ragione che, dopo aver purificato il desiderio nella metafisica è riuscito nella piena rimozione delle pulsioni; il trionfo del Logos sull'Eros, del bene sul male. In questo senso si può allora affermare non solo che religione ed etica si equivalgono nella misura in cui edificano un totem a cui sacrificarsi (una forma ternaria-trinitaria, che è poi il simbolo nel suo epocale assestamento triangolare) e di cui non rappresentano che una dilatazione concettuale, ma addirittura che l'una e l'altra sono le premesse storiche di un unico sillogismo gioachimista che è destinato onto-logicamente a concludersi nella figura della croce (nella parabola logica della croce). L'elemento pato-logico non risiede nell'esistenza delle rappresentazioni metafisiche, ma nella dissociazione della coscienza che soccombe frammentandosi n...

TI BACIO E DIVENTI UN PRINCIPE?

MA SE TI BACIO, DAVVERO DIVENTI UN PRINCIPE?  Le favole sono strutturate secondo dicotomia, bene male, povertà ricchezza, con una banale assimilazione della bontà alla bellezza. Si rivolgono a chi ha bisogno e il bisogno crea il desiderio. Desideriamo ciò che non è, quello che non siamo. Anche Cenerentola nella sua apparente indolenza desidera quello che non ha. La mancanza non solo completa la narrazione, ma ordina la scena e dà un senso e un contenuto alla storia. Lo stesso accade al Principe, che difatti di norma è alla ricerca di una bella e buona popolana. Genuinità che evidentemente manca a corte. Più cresce la consapevolezza di tale assenza, che è un vuoto nel nostro essere (e a quanto pare non ha confini sociali), più l'eccitazione dilata l'Io. Il desiderio è consapevolezza di una mancanza e non può esserci erezione senza questo stato nella coscienza. Per metonimia un bacio non è solo un bacio, è una malia, un incantesimo, una magia. Una metafora sessuale (ch...

IL DEMONIACO NELLA NEVROSI OSSESSIVA

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ORDINE E DISORDINE

MANIFESTO DEL MOVIMENTO DISARMONICO Noi, uomini e donne che aderiamo al manifesto siamo per il disordine, la cattiva sintassi, i paradossi concettuali, gli ossimori lessicali, le aritmie estetiche. Siamo per i linguaggi non convenzionali (e non convenzionati) nell’arte, nella scrittura, nella vita. Noi, uomini e donne del Movimento Disarmonico, rifiutiamo il logos e la teleologia semantica, la logica lineare, l’universo nei significati codificati unidirezionati e ci impegniamo per un’estetica nell’arte come nella vita di tipo circolare, chiaroscurale, gastrointestinale. Aderiamo a una ricerca superficiale, ottica, destoricizzata e decontestualizzata. Siamo per la cattiva digestione culturale, ascoltiamo le peristalsi dell’occhio, sosteniamo l’iperacidità e anzi la promuoviamo come un fatto di coscienza. Difendiamo il brutto, l’osceno, il satiro in tutte le sue forme. Non siamo DADA né DADAUMPA. Diffidiamo della parola “cultura” poiché siamo per una coltivazione manuale e contadina d...

DAL BLASONE ALLA PANCIERA

DAL BLASONE ALLA PANCIERA  La favola necessita dell'assenza, racconta del desiderio e non può esserci desiderio nella presenza. La presenza dilata la distanza e amplifica le differenze. Se il principe è attuale e si presenta nelle sue vesti ordinarie acuisce piuttosto che ridurla la lontananza con una ragazza del popolo, per quanto bella e buona (e dunque di natura nobile) come le fanciulle delle favole. Il bisogno scorre nella mancanza animando la narrazione; muove i soggett i, li avvicina completandoli. Nel Seminario VIII, analizzando il Simposio di Platone, Lacan chiede per bocca di Socrate: "In che cosa manca colui che ama?". Poi il filosofo si blocca. Lacan si sofferma proprio su questa interruzione, sottolineando l'assenza nel discorso non come qualcosa di accidentale, ma di strutturante e fondamentale. Lascia quindi la parola a Diotima, che racconta di Poros e Poenia, presentando l'amore come un dare qualcosa che non si ha a chi non sa. Poenia è povera...

SCUSI, MA LEI E' ETERESESSUALE?

SCUSI, MA LEI E' ETER E SESSUALE? (Il corpo tra godimento e amore) In questi giorni, a proposito della Donna Barbuta, si è sviluppata una discussione su erotismo e identità di genere; il problema si è poi dilatato dalla sfera sessuale a quella affettiva. E' stato citato Lacan in modo però discutibile e artificioso. Al di là delle colte disquisizioni, il contenuto non cambia. Si è parlato infatti del tramonto del Nome del Padre in termini negativi, distruttivi e moralistici, facendo riferimento a un nostalgico ordine patriarcale dell'Io, del sesso e della società. Riproponendo nella triangolazione edipica la spaccatura tra piacere/godimento e amore. Per Lacan l’amante desidera nell’amato l’amalgama della sua mancanza. “Amare è dare quello che non si ha. Desiderare di avere un posto nel desiderio dell’altro”. E il riferimento all'assenza, al vuoto, alla domanda che completi l'ordine della catena amorosa risulta effettivamente determinante. Massimo Recalcati, ad...

UN AMORE NEMICO DELLA QUIETE di MARIO GUARANI GALZIGNA

DI NORMA NON PUBBLICO POESIE, MA QUESTI VERSI DI MARIO GUARANI GALZIGNA SONO DAVVERO STRAORDINARI UN AMORE NEMICO DELLA QUIETE [8 strofe formate ciascuna da 6 endecasillabi sciolti, senza rima] Questa sera hai profanato le astuzie di un Narciso che sfugge e mi nasconde. Esile fiore carico di aromi, tenera preda di passioni amare: mi ha soggiogato, nella notte bianca, la forza della tua fragilità. Questa sera ho riscoperto l'incanto di un gioco dissacrante e senza maschere. Ho ritrovato l'antica speranza di un amore nemico della quiete: vigile, temerario, bellicoso, anche se immerso nell'oblio del mondo. Questa sera d'autunno, tu lo sai, la verità che l'anima non vede ha lacerato regole ed assiomi di un discorso tenace, persistente, di una parola sterile e lontana: spettro vagante, notte senza stelle. Un Narciso sfuggente e ingannatore non conosce le trappole, le insidie, la cruda verità della materia. Materia sono i pori della carne, volumi e superfici ...