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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2015

Francesco Sansone, recensisce DIVENTARE GAY IN DIECI LEZIONI

Ringraziando Francesco Sansone per la bella recensione del mio DIVENTARE GAY IN DIECI LEZIONI - il testo al link che segue (domani l'intervista) Francesco Sansone, ilmondoespansodeiromanzigay

LE FAVOLE SONO COSE DA L' ATTANTI

LA FAVOLA TRA SEMIOTICA E SOGNO   (Le favole sono cose da l' attanti)  Fiabe e favole forniscono una rappresentazione del mondo. Le immagini, per quanto inserite in un contesto narrativo, solo marginalmente risultano didascaliche e descrittive. Nelle prime i personaggi (orchi, fate, folletti) sono immaginari, quelli delle favole hanno una connotazione più realistica. Principi e principesse, bambini sventurati, animali con comportamenti antropomorfi, orchi con caratteri umani. Le favole hanno un contenuto morale, predispongono a un comportamento formulato alla fine del racconto (o è desumibile); nell'ambientazione fantastica le favole dimostrano invece una minore rigidità nella struttura. Per entrambe si tratta di racconti popolari, per lo più tramandate oralmente, arricchite da immagini semplici, con un contenuto povero e una narrazione elementare. Accompagnavano il sonno dei bambini e i lavori di casa degli adulti, soprattutto femminili. Presenti da sempre nell'

E IL PD INVITA A VOTARE SECONDO COSCIENZA

E IL PD INVITA A VOTARE SECONDO COSCIENZA Non ci capiamo. In uno stato liberale il peccato non può diventare un reato. Lo stato garantisce i diritti, non li limita. Il diritto ad amare una persona dello stesso sesso non toglie nulla alla famiglia tradizionale. Per non andare più indietro, è così da Cavour a Croce a Bobbio. Non parliamo di sovversivi, ma di avveduti difensori dello stato. Laico e non etico. Perché uno stato etico mutila il diritto, umilia le libertà, offende l'intelligenza e fa un danno a quella cosa che chiamiamo amore.

GRATIS - IL MANUALE DELLA PROSTITUTA

PRINCIPESSE SENZA PRINCIPI L'altra metà del cielo, esposta al giudizio, emarginata non in quanto diversa ma perché troppo simile. Principesse senza regno, esiliate, espropriate dell'onore. Macchine per il piacere, usate, umiliate dalle macchine riproduttive. Spiate e qualche volta invidiate. Tanta troppo diffidenza e troppo poca comprensione in un regno che bandisce il piacere come la peste e chi lo diffonde. SABATO 17 OTTOBRE E DOMENICA 18 GRATIS ALLA PAGINA   IL MANUALE DELLA PROSTITUTA

GRATIS IL 16 E 17 0TTOBRE, L'AMORE DA BARTHES A LACAN

FRAMMENTI DI UN MONOLOGO AMOROSO GRATIS IL 16 E 17 OTTOBRE ALLA PAGINA  FRAMMENTI DI UN MONOLOGO AMOROSO INFORMAZIONI SUL LIBRO SUL SITO WEB http://frammentidiunmonologoamoroso.weebly.com/ PUNTO E A CAPO Comincia così, con quella punteggiatura che blocca la continuità. La virgola ostacola, è una pausa, il vuoto, un'interruzione. Allontana i termini e sospende ciò che li teneva uniti. Le congiunzioni si diradano, le assenze frammentano il discorso; è il flusso del tempo che si contrae. I punti prendono il sopravvento, ed è un arresto radicale. Lo spazio si dilata e amplifica la distanza. Col punto finisce il periodo e si va appunto a capo. Tra un punto è l'altro c'è il silenzio della domanda. Il discorso rimane sospeso nelle parole, che volano via come foglie al vento.

GRATIS FRAMMENTI DI UN MONOLOGO AMOROSO

GRATIS domani e sabato; si può scaricare cliccando alla pagina   FRAMMENTI DI UN MONOLOGO AMOROSO      L'amore da Roland Barthes a Lacan PUNTO E A CAPO Comincia così, con quella punteggiatura che blocca la continuità. La virgola ostacola, è una pausa, il vuoto, un'interruzione. Allontana i termini e sospende ciò che li teneva uniti. Le congiunzioni si diradano, le assenze frammentano il discorso; è il flusso del tempo che si contrae. I punti prendono il sopravvento, ed è un arresto radicale. Lo spazio si dilata e amplifica la distanza. Col punto finisce il periodo e si va appunto a capo. Tra un punto è l'altro c'è il silenzio della domanda. Il discorso rimane sospeso nelle parole, che volano via come foglie al vento.  

DIARIO DI UN MORTO

DIARIO DI UN MORTO Adesso che sono qua ho capito. L'unica verità è che non c'è una verità. Dicono che la morte sia capace di dare una risposta alla domanda fondamentale, quella che toglie il sonno. La verità è che è inutile anche la domanda, quando si muore si muore e basta. Il problema è di non aver vissuto, questo mi rode. Morire senza essere stato in vita, esiste per un uomo una condanna più grande? L'hanno portata stanotte. E' incredibilmente bella, non riesco a smettere di guardarla. Ha gli occhi blu, pelle morbida e liscia, bianchissima. Le labbra sono rosse e carnose, abbandonate in un sorriso limpido e quieto. Il volto è disteso, dolce come quello di chi ha vissuto e amato, la morte sembra averlo graffiato appena. Un uomo chissà da qualche parte starà consumandosi nella disperazione. L'hanno vestita di bianco, come una giovane sposa. Non ho potuto fare a meno di lambire la sua bocca. Non era un bacio, molto di più, come quando si intrecciano i rami di u

LEZIONI DI SESSO

ANCHE LE PRINCIPESSE FANNO SESSO E' strano, puoi odiare all'aperto chiunque e nessuno si sorprende o storce il naso. L'odio sembra essere la regola e non stupisce. Per amare ti devi nascondere, appartare come un ladro. Eppure non rubi e non togli niente a nessuno. Questo libro è dedicato unicamente ai viziosi (che altri chiamano porci); voi che siete puri e casti non apritelo nemmeno: sareste capaci non solo di turbarvi ma di prenderci, come tutti gli apologeti della castità, addirittura gusto. Perversione in cui siete ineguagliabili maestri. La sua attenzione è invece rivolta a quanti sono già usi alle grette turpitudini della carne, o a chi alle grette turpitudini della carne per lo meno pensa con timorato desiderio. Se qualche dubbiosa Giovanna D'Arco volesse cercare di redimersi lo legga perciò pure, senza timore; apra ai demoni della sua anima perduta e tragga da questo blasfemo catechismo tutto il giovamento possibile. L'estasi salutare dell'apo

PRINCIPESSE SENZA REGNO

PRINCIPESSE SENZA PRINCIPI L'altra metà del cielo, esposta al giudizio, derisa, emarginata non in quanto diversa ma perché troppo simile. Principesse senza regno, esiliate, espropriate dell'onore. Macchine per il piacere, usate, umiliate dalle macchine riproduttive. Spiate e qualche volta invidiate. Tanta troppo diffidenza e troppo poca comprensione in un regno che bandisce il piacere come la peste e chi lo diffonde. SITO WEB  IL MANUALE DELLA PROSTITUTA AMAZON  IL-MANUALE-DELLA-PROSTITUTA

IL MANUALE DELL'ANTIPSICHIATRIA

PER UNA CORRETTA DIAGNOSI ANTIPSICHIATRICA (Parla come mangi)  Mio figlio ha un disturbo della personalità anancastico che gli ha fatto maturare una dipendenza ossessivo compulsiva agli alcaloidi quali surrogato emozionale per il suo io carente e socialmente ipoattivo. E cioè? Si fa le canne con gli amici. Mi hanno riscontrato una CFS somatiforme indifferenziata da conversione con dismorfismo corporeo algico e astenia depressiva. E cioè? Non ho voglia di fare un cazzo. Mia moglie soffre di un desiderio sessuale ipoattivo indotto dal morbo di Addison. Cioè? Anche oggi vado a mignotte. Cara, ho portato tua madre in ospedale, le hanno diagnosticato una permanente e irreversibile cessazione delle attività biologiche con apoptosi e necrosi cellulare. E cioè? E' morta. Il dottore dice che ho un'idiosincrasia maturata in un ambiente intollerante e incapace di gratificare il mio ego. Cioè? Mi sono rotto il cazzo. Mi hanno riscontrato una sindrome compulsiva con sintomatolo

MEMORIE DI UNO SMEMORATO (dai Frammenti di un monologo amoroso)

MEMORIE DI UNO SMEMORATO (Dai  Frammenti di un monologo amoroso ) Poi un giorno cominciai a ricordare e mi dimisero. La libertà i medici la chiamano dimissione. Questioni semantiche, ma detta così fa meno paura. Insomma mi misero in libertà proprio quando riuscirono a sistemare le briglie. Ricostruendo l'Io, mi avevano finalmente dotato di uno di quei cosi elettronici che controlla i detenuti fuori dalla galera, unica libertà concessa dallo stato. Dicevano che ero guarito perché avevo un passato, ma il mio disgusto cresceva. Si erano presi cura di ciò che a loro faceva paura, non della malattia. (Memorie di uno smemorato) - Mi chiusero in una cella con un altro smemorato. Vi farete compagnia, dicevano. Come compagno di disavventura mi avevano dato uno affetto da TGA, quindi un altro vuoto, anche più grande del mio. Smarriva il presente con la frequenza di un battito di ciglia. La cosa divertente era che si presentava ogni dieci minuti. Lo invidiavo per quel suo nascere e mor

IL PRINCIPE "OTTUSO"

LA BELLA E LA BESTIA Come nel sogno, nei racconti popolari a parola si carica di significati radicali e il discorso si svuota di un ordine. Sono fenomeni complessi. Non solo per il sovvertimento delle regole semantiche, che diventano un ginepraio di assurdità, ma per l'incomprensibilità di certi contenuti e talvolta esilaranti boutades. Cose improponibili nel linguaggio quotidiano, ma che sembrano la norma nelle favole. Una di queste ripete: "è brutto ma mi piace", oppure "è uno stronzo, ma sono pazza di lui". Capricci da principesse, appunto. Barthes, analizzando il film “Ivan il terribile" rinviene un terzo senso (oltre quello simbolico e informativo), la “significanza” che è di difficile integrazione nell’ordine della lingua. Scrive che il senso del simbolico è intenzionale, evidente (“senso ovvio”, da “obvius”, ciò che viene incontro); quello della significanza è ostinato, inafferrabile, impronunciabile (“senso ottuso”, da “obtusus”, che significa

PRINCIPI E PRINCIPESSE

   NO GRAZIE, IL CAFFE' MI RENDE NERVOSA  La favola si struttura intorno a una mancanza. Quando l'assenza diventa assoluta matura una tautologia nel discorso che non fa confluire più il soggetto nel predicato. Subentra l'onanismo affettivo, più feroce e rigido di quello sessuale. Si tratta di un silenzio nella domanda, una voce che ha smesso di chiedere all'altro qualcosa di sé. Nella sua solitudine l'Io muove a un nuovo ordine, in cui a determinare i confini della relazione è la chiusura del piacere in un corpo non più accessibile all'Altro. Si comincia a dormire di spalle, le labbra non si cercano nella notte e i piedi gelano ai fianchi come qualcosa di estraneo e fastidioso. I miracoli mattutini diventano rari e la canadese fatta col lenzuolo si trasforma di in un igloo. Il sonno prende sempre più il sopravvento e quando la principessa dice: "Amore, posso fare qualcosa per te?" Il principe risponde: "Il caffè!" Funziona così. Ti accor

GRATIS - IL DEMONIACO NELLA NEVROSI OSSESSIVA

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IL TEMPO DELLE FAVOLE

LA PRINCIPESSA PERIPATETICA Nelle favole il presente è una circostanza, quello che conta è in un altro luogo (mai precisato) e in un altro tempo (non determinato). Quella cosa che chiamiamo vita, la sua attualità viene per magia spostata altrove. Il vuoto semantico del tempo “presente” crea una tensione nel racconto, rapisce l’attenzione del lettore, è credibile proprio in quanto incredibile; ammalia e seduce, fa del sogno qualcosa di vero senza tuttavia che abbia un contenuto di verità. Gli innamorati fanno una domanda di attualità, vogliono il qui e adesso, la risposta non può risolversi in una parola superficiale. Nella favole, come nel sogno, tutto questo viene invece stravolto, lo straordinario entra nell’ordinario modificando la struttura della storia e trasformando in un paradosso la relazione amorosa. Nel Περί ἑρμηνείας Aristotele, trattando del discorso significante, del nome e verbo e del modo in cui si uniscono a formare giudizi veri o falsi, aveva individuato una varian

PERCHE' L'AMORE E' UN MONOLOGO

PERCHE' L'AMORE E' UN MONOLOGO L'innamorato parla. La parola esiste perché l'Io è in uno stato di tensione verso l'altro; attende ed è come un “tumulto d’angoscia suscitato dall’attesa dell’essere amato in seguito a piccolissimi ritardi”. Il discorso mancato porta a una specie di delirio che identifica l’innamorato in colui che aspetta l'altro, con quel senso di abbandono che trasforma la parola in un discorso paranoico e l'angoscia in una in una paradossale soddisfazione qu ando ritorna. L'attesa è il campo dove l'amore staziona, la sala d'aspetto in cui l’innamorato ”si vede con tristezza esiliato dal proprio immaginario”, che è l’immagine ideale capace di suscitare un sussulto con il solo ricordo. L'esilio è necessario in quanto "il prezzo da pagare è la morte". Morte simbolica, ovviamente e silenzio della parola. L'Io parla perché è il simbolo ad averlo fatto parlante e in quanto il linguaggio è desiderio dell'

UN AMORE DA FAVOLA

QUELLO CHE E' REGALE E' ANCHE RAZIONALE  Nelle favole i significanti abitano la narrazione, s'impadroniscono e modificano il racconto, identificano e contestualizzano i personaggi, prevalicano la scena. Il principe non ha un nome e la principessa è solo temporaneamente imprigionata nel corpo di una fanciulla popolare. L'atto precede la potenza e Cenerentola era di sangue blu, anche se non lo sapeva. Difficile trovare la regalità in ambienti degradati, ma nelle favole tutto è p ossibile. Il tutto prevale sulla parte, svilendo però i protagonisti in una metonimia che annulla le identità. L'identità si vanifica nei processi di identificazione superiori fino ad annullarsi. Svuotata la relazione di una reale affettività e privando l'altro di una realtà ontologica, predomina il significante regale che passa da un corpo all'altro, al di là delle differenze. Non c'è alterità, la domanda si restringe in una solitudine priva di desiderio e la richiesta d'