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Visualizzazione dei post da Settembre, 2015
IL REALE A PALAZZO C'era e una volta. In principio della favola c'è il verbo, l'azione precede e costruisce la storia. Soggetto e predicato seguono come fossero una cosa sola. Il principe fluisce nella principessa e la sintesi si completa a palazzo. L’aufheben supera e mantiene la negazione della negazione. Il positivo si riafferma nel racconto come qualcosa non più di astratto o intellettuale, ma concreto e razionale; la ragione ordina gli opposti sintetizzandoli, mentre l’i ntelletto viene isolato dal processo negando l’opposizione. In sostanza: non è dato sapere in che modo il blasonato si unisca alla fanciulla, ma c'è da supporre che la sintesi avvenga in maniera ortodossa. La popolana supera e sublima le origini, il principe ritorna a palazzo, appunto reale. E vissero felici e contenti. (da Per me Biancaneve gliela dava ai sette nani)

NEL NOME DEL PADRE

DA IL DEMONIACO NELLA NEVROSI OSSESSIVA  La figura di Cristo è, come dice Hegel, un punto cruciale della storia, la “terza navigazione” di un principio di Ragione che, dopo aver purificato il desiderio nella metafisica è riuscito nella piena rimozione delle pulsioni; il trionfo del Logos sull'Eros, del bene sul male. In questo senso si può allora affermare non solo che religione ed etica si equivalgono nella misura in cui edificano un totem a cui sacrificarsi (una forma ternaria-trinitaria, che è poi il simbolo nel suo epocale assestamento triangolare) e di cui non rappresentano che una dilatazione concettuale, ma addirittura che l'una e l'altra sono le premesse storiche di un unico sillogismo gioachimista che è destinato onto-logicamente a concludersi nella figura della croce (nella parabola logica della croce). L'elemento pato-logico non risiede nell'esistenza delle rappresentazioni metafisiche, ma nella dissociazione della coscienza che soccombe frammentandosi n

QUANDO IL PAESE VA A PUTTANE

SE IL PAESE VA A PUTTANE E SONO TUTTE A CASA TUA, FATTELA UNA DOMANDA... Tante, troppe polemiche su una ragazza uscita vincente da un concorso di bellezza, di per sé vecchio e inutile. Gli intellettuali sbandierano il gonfalone dell'intelligenza e della cultura, le donne politicamente impegnate sono indignate, le femministe di ritorno scioccate. Guardiamola bene l'intelligentia italiana. Ricordo Lucio Colletti, studioso di tutto rispetto e marxista abbracciare il nuovo che avanzava (e il nuovo era Berlusconi), giornalisti lacchè deflorati per deontologia, Rutelli che appendeva il cappio in Parlamento nel nome della laicità dello Stato e che pro beneficio è diventato un integralista alla Torquemada, Dalema che passa per essere l'uomo più intelligente della politica nostrana, le cui profezie sono rimaste proverbiali (ad ogni elezione dal 1994 in poi se ne usciva con la frase: "l'Italia finalmente si è liberata del Giullare", puntualmente smentito dai fatti, t

TI BACIO E DIVENTI UN PRINCIPE?

MA SE TI BACIO, DAVVERO DIVENTI UN PRINCIPE?  Le favole sono strutturate secondo dicotomia, bene male, povertà ricchezza, con una banale assimilazione della bontà alla bellezza. Si rivolgono a chi ha bisogno e il bisogno crea il desiderio. Desideriamo ciò che non è, quello che non siamo. Anche Cenerentola nella sua apparente indolenza desidera quello che non ha. La mancanza non solo completa la narrazione, ma ordina la scena e dà un senso e un contenuto alla storia. Lo stesso accade al Principe, che difatti di norma è alla ricerca di una bella e buona popolana. Genuinità che evidentemente manca a corte. Più cresce la consapevolezza di tale assenza, che è un vuoto nel nostro essere (e a quanto pare non ha confini sociali), più l'eccitazione dilata l'Io. Il desiderio è consapevolezza di una mancanza e non può esserci erezione senza questo stato nella coscienza. Per metonimia un bacio non è solo un bacio, è una malia, un incantesimo, una magia. Una metafora sessuale (ch

IL DEMONIACO NELLA NEVROSI OSSESSIVA

GRATIS FINO A DOMANI                    SITO WEB  http://goo.gl/y6qycC                                                                                                         suAMAZON  http://goo.gl/QQ7sCy

ORDINE E DISORDINE

MANIFESTO DEL MOVIMENTO DISARMONICO Noi, uomini e donne che aderiamo al manifesto siamo per il disordine, la cattiva sintassi, i paradossi concettuali, gli ossimori lessicali, le aritmie estetiche. Siamo per i linguaggi non convenzionali (e non convenzionati) nell’arte, nella scrittura, nella vita. Noi, uomini e donne del Movimento Disarmonico, rifiutiamo il logos e la teleologia semantica, la logica lineare, l’universo nei significati codificati unidirezionati e ci impegniamo per un’estetica nell’arte come nella vita di tipo circolare, chiaroscurale, gastrointestinale. Aderiamo a una ricerca superficiale, ottica, destoricizzata e decontestualizzata. Siamo per la cattiva digestione culturale, ascoltiamo le peristalsi dell’occhio, sosteniamo l’iperacidità e anzi la promuoviamo come un fatto di coscienza. Difendiamo il brutto, l’osceno, il satiro in tutte le sue forme. Non siamo DADA né DADAUMPA. Diffidiamo della parola “cultura” poiché siamo per una coltivazione manuale e contadina d

CHE FASCINO!

L'altro reale serve a confermare i bisogni primari, morali e narcisistici, quando il cuore e la testa sono comunque altrove. Ci facciamo un'immagine di questo altro piccolo e diciamo che ha fascino, che è interessante, solletica pruriti nascosti e normali esigenze di evasione. L'attualità di una relazione porta a sentire l'altro come una parte di sé e averne cura. Ma non bastiamo a noi stessi e per lo più non ci piaciamo, quello che conta è altrove. Subentra allora il senso dell'estraneità, quel sentirsi fuori posto dovuto alla collocazione data dal desiderio. Questo altrove dà un significato al di là di quello che siamo e mette in un campo di significanti estranei, ma ai quali restiamo sospesi proprio perché la nostra significazione dipende da un diverso ordine immaginario. L'altro reale non basta a soddisfare il desiderio, necessitiamo di un Altro con fascino che non è il simile in cui riconoscersi (è anzi difforme, blasonato nelle favole), ma un’immagine

DAL BLASONE ALLA PANCIERA

DAL BLASONE ALLA PANCIERA  La favola necessita dell'assenza, racconta del desiderio e non può esserci desiderio nella presenza. La presenza dilata la distanza e amplifica le differenze. Se il principe è attuale e si presenta nelle sue vesti ordinarie acuisce piuttosto che ridurla la lontananza con una ragazza del popolo, per quanto bella e buona (e dunque di natura nobile) come le fanciulle delle favole. Il bisogno scorre nella mancanza animando la narrazione; muove i soggett i, li avvicina completandoli. Nel Seminario VIII, analizzando il Simposio di Platone, Lacan chiede per bocca di Socrate: "In che cosa manca colui che ama?". Poi il filosofo si blocca. Lacan si sofferma proprio su questa interruzione, sottolineando l'assenza nel discorso non come qualcosa di accidentale, ma di strutturante e fondamentale. Lascia quindi la parola a Diotima, che racconta di Poros e Poenia, presentando l'amore come un dare qualcosa che non si ha a chi non sa. Poenia è povera

SCUSI, MA LEI E' ETERESESSUALE?

SCUSI, MA LEI E' ETER E SESSUALE? (Il corpo tra godimento e amore) In questi giorni, a proposito della Donna Barbuta, si è sviluppata una discussione su erotismo e identità di genere; il problema si è poi dilatato dalla sfera sessuale a quella affettiva. E' stato citato Lacan in modo però discutibile e artificioso. Al di là delle colte disquisizioni, il contenuto non cambia. Si è parlato infatti del tramonto del Nome del Padre in termini negativi, distruttivi e moralistici, facendo riferimento a un nostalgico ordine patriarcale dell'Io, del sesso e della società. Riproponendo nella triangolazione edipica la spaccatura tra piacere/godimento e amore. Per Lacan l’amante desidera nell’amato l’amalgama della sua mancanza. “Amare è dare quello che non si ha. Desiderare di avere un posto nel desiderio dell’altro”. E il riferimento all'assenza, al vuoto, alla domanda che completi l'ordine della catena amorosa risulta effettivamente determinante. Massimo Recalcati, ad

UN AMORE NEMICO DELLA QUIETE di MARIO GUARANI GALZIGNA

DI NORMA NON PUBBLICO POESIE, MA QUESTI VERSI DI MARIO GUARANI GALZIGNA SONO DAVVERO STRAORDINARI UN AMORE NEMICO DELLA QUIETE [8 strofe formate ciascuna da 6 endecasillabi sciolti, senza rima] Questa sera hai profanato le astuzie di un Narciso che sfugge e mi nasconde. Esile fiore carico di aromi, tenera preda di passioni amare: mi ha soggiogato, nella notte bianca, la forza della tua fragilità. Questa sera ho riscoperto l'incanto di un gioco dissacrante e senza maschere. Ho ritrovato l'antica speranza di un amore nemico della quiete: vigile, temerario, bellicoso, anche se immerso nell'oblio del mondo. Questa sera d'autunno, tu lo sai, la verità che l'anima non vede ha lacerato regole ed assiomi di un discorso tenace, persistente, di una parola sterile e lontana: spettro vagante, notte senza stelle. Un Narciso sfuggente e ingannatore non conosce le trappole, le insidie, la cruda verità della materia. Materia sono i pori della carne, volumi e superfici

ER COSO DE LI COSI

Dai  RIGURGITI ROMANESCHI (e 'sti cazzi non ce lo metti?)

ER PRINCIPE DER FORO

ER PRINCIPE DER FORO ER PRINCIPE DER FORO Me chiamano così le malelingue nun perché c'ho la parlantina sciorta come n'avvocato, che io non so dottore in legge e m'occupo di cose materiali, ma perché me piacciono l'ommini e ce lo sanno nel rione, tanto che i più me danno del ricchione. Quarcuno addirittura nella via me grida pijanculo, e nun è bello quanno lo sente mammamia. Altri so più furbi e scartri, c'è chi me fa l'occhietto, chi me dà er braccio ridenno: "permette signorina", o quell'artri ancora che fanno l'amiconi, che poi quando me giro se grattano i cojoni. Er monno è cattivo e lo sapemo, e all'ommini je piace puntà er dito, ma noiartri che corpa avemo, d'essere nati con 'sto prurito? SU  AMAZON E LULU.com

MANIPOLATORE DI PARADOSSI

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MEMORIE DI UNO SMEMORATO (dai Frammenti di un monologo amoroso)

MEMORIE DI UNO SMEMORATO La mia assenza della memoria era assenza di dio. Adesso erano tranquilli, avevo anche io la mia croce e potevo esercitare la sua volontà, non la mia. Mi avevano dato una guarigione di stato. (Memorie di un ex smemorato). *** Un giorno cominciai a ricordare e mi dimisero. La libertà i medici la chiamano dimissione. Questioni semantiche, ma detta così fa meno paura. Ricostruendo l'Io, mi avevano finalmente dotato di uno di quei cosi elettronici che controlla i detenuti fuori dalla galera, unica libertà concessa dallo stato. Dicevano che ero guarito perché avevo un passato, ma il mio disgusto cresceva. Si erano presi cura di ciò che a loro faceva paura, non della malattia. *** Mi chiusero in una cella con un altro smemorato. Vi farete compagnia, dicevano. Come compagno di disavventura mi avevano dato uno affetto da TGA, quindi un altro vuoto, anche più grande del mio. Smarriva il presente con la frequenza di un battito di ciglia. La cosa diverte

I MONOLOGHI DI BIANCANEVE

I MONOLOGHI DI BIANCANEVE L'amore è fatto di favole e parole. La favola prende il sopravvento e il lupo continua a non essere reale ma lo diventa se c'è chi te lo racconta. L'amore è una storia (una storia appunto d'amore) e le storie, come le favole, sono fatte di parole. (Da Per me Biancaneve gliela dava ai sette nani) Di prossima uscita su  AMAZON  e  LULU.com cartaceo e digitale

CI PRENDONO PER IL "GURO"

CI PRENDONO PER IL "GURU" Grazie ad Umberto Eco ho scoperto di essere un imbecille del web. Il luminare è stato chiaro, la rete assimila un nobel a una casalinga di Riccione e sempre a parere suo (illustrissimo) a un imbecille è consentito di lasciare due righe su argomenti che (sempre a suo pregiatissimo parere) non conosce. Eco parla anche delle fonti, che in quanto cattedratico pluridecorato vede nell'università e/o nei comitati redazionali dei vari nobilissimi editori che stampano illustrissimi libri. Sulle fonti non mi dilungo, una casalinga di Riccione conosce la fisiologia meglio di Aristotele e se avessi bisogno di un intervento urgente in un deserto, mi augurerei di trovarmi con la donna di casa piuttosto che con il Filosofo. Non mi fido di uno che invita a mettere un elastico sul testicolo destro durante l'amplesso per assicurarsi una discendenza maschile. Proprio grazie alla rete e a quel po' di fascismo televisivo anche la donna meno avveduta c

DIVENTARE GAY IN DIECI LEZIONI

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FRAMMENTI DI UN MONOLOGO AMOROSO

FRAMMENTI DI UN MONOLOGO AMOROSO PUNTO E A CAPO Comincia così, con quella punteggiatura che blocca la continuità. La virgola ostacola, è una pausa, il vuoto, un'interruzione. Allontana i termini e sospende ciò che li teneva uniti. Le congiunzioni si diradano, le assenze frammentano il discorso; è il flusso del tempo che si contrae. I punti prendono il sopravvento, ed è un arresto radicale. Lo spazio si dilata e amplifica la distanza. Col punto finisce il periodo e si va appunto a capo. Tra un punto è l'altro c'è il silenzio della domanda. Il discorso rimane sospeso nelle parole, che volano via come foglie al vento. SU  AMAZON LIBRI  E  LULU.COM

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COME GODERSI LA VITA SENZA SENSI DI COLPA La cura del corpo è una buona regola per quanti decidono di dedicarsi ai piaceri dell'amore. Fate tesoro dei consigli esposti in questo libro e nessuno potrà accorgersi che in realtà fate schifo. Cinque utilissime lezioni d'amore,  un indispensabile vademecum sui godimenti della vita.  LECTIO PRIMA: dell'arte del costume e del portamento LECTIO SECONDA: dell'arte dell'approccio LECTIO TERZA: dell'ineguagliabile arte della menzogna LECTIO QUARTA:   dell'amplesso e della contraccezione LECTIO QUINTA: dell'arte dell'abbandono Su  AMAZON libri  digitale e cartaceo

ME SEMBRA DE VOLA'

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NUN ME ROMPE ER CA.

NUN ME ROMPE ER CA Nun me rompe er ca non è un'espressione vorgare. A uno mica je poi dì: me stai a frantumà er riproduttivo. Je devi fa' capì che nun te dà sollazzo, ma che appunto te sta rompenno er ca. Pe' fallo ce vole convinzione, la faccia tosta, 'na certa padronanza pe' risponnere alla malacreanza. Ma soprattutto lo stile un po' sottile di quelli che nun s'accontennano de darti der cojone, ma a te e la tua famija pe' 'na generazione. Perché quella è 'na cosa che passa da padre in fijo, come la talassemia: e apperciò rompi er cazzo tu, tua madre e tua zia. Quannno uno fa parte d'una famija, capita che quarche 'nsurto se lo pija. Nun se tratta d'insurtare, ma de farse rispettare; e nun lo poi fare co' l'italiano forbito, je devi proprio mostrare er dito. SU  AMAZON LIBRI LULU.COM

CHE COS'E' UN BOOKTRAILER?

CHE COS'E' UN BOOKTRAILER? Sembra che la scrittura non basti più. Dice, fatti il booktrailer. Ne ho guardato qualcuno e mi sembrano necrologi. Seriosi, austeri, formali. E così ho fatto questo, portandomi avanti sulla critica.   Su AMAZON e LULU.COM al link   Giancarlo Buonofiglio

LA PRINCIPESSA ASPETTA IL PRINCIPE E QUELLO SI PRESENTA IN CALZAMAGLIA E PENNACCHIO

LA PRINCIPESSA ASPETTA IL PRINCIPE, E IL PRINCIPE SI PRESENTA IN CALZAMAGLIA E PENNACCHIO L'attesa è una costante nella narrazione. I cloppete cloppete del principe si sentono nella storia ancora prima del suo arrivo. Perché l'attesa è funzionale al racconto, stravolge la scrittura, eccita e tiene il lettore sulla pagina, non lo lascia andare. Nella generale desessualizzazione propria della favola l'attesa non accresce il desiderio. E' piuttosto il desiderio a produrre l'atte sa: il soggetto innamorato, la principessa non è mai pienamente soddisfatta. Più il desiderio è forte più l'attesa si estende nel tempo. Il tempo dell'attesa anche contratto si dilata in un'insopportabile lacerazione dell'Io. Non mi pare che Cenerentola se la prenda con le sorellastre; desidera quello che le manca e stravolge il presente. L'attualità è una contiguità che libera il campo dal desiderio, come l'identità priva l'oggetto del contenuto amoroso. Non