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NEL NOME DEL PADRE

DA IL DEMONIACO NELLA NEVROSI OSSESSIVA  La figura di Cristo è, come dice Hegel, un punto cruciale della storia, la “terza navigazione” di un principio di Ragione che, dopo aver purificato il desiderio nella metafisica è riuscito nella piena rimozione delle pulsioni; il trionfo del Logos sull'Eros, del bene sul male. In questo senso si può allora affermare non solo che religione ed etica si equivalgono nella misura in cui edificano un totem a cui sacrificarsi (una forma ternaria-trinitaria, che è poi il simbolo nel suo epocale assestamento triangolare) e di cui non rappresentano che una dilatazione concettuale, ma addirittura che l'una e l'altra sono le premesse storiche di un unico sillogismo gioachimista che è destinato onto-logicamente a concludersi nella figura della croce (nella parabola logica della croce). L'elemento pato-logico non risiede nell'esistenza delle rappresentazioni metafisiche, ma nella dissociazione della coscienza che soccombe frammentandosi n...

TI BACIO E DIVENTI UN PRINCIPE?

MA SE TI BACIO, DAVVERO DIVENTI UN PRINCIPE?  Le favole sono strutturate secondo dicotomia, bene male, povertà ricchezza, con una banale assimilazione della bontà alla bellezza. Si rivolgono a chi ha bisogno e il bisogno crea il desiderio. Desideriamo ciò che non è, quello che non siamo. Anche Cenerentola nella sua apparente indolenza desidera quello che non ha. La mancanza non solo completa la narrazione, ma ordina la scena e dà un senso e un contenuto alla storia. Lo stesso accade al Principe, che difatti di norma è alla ricerca di una bella e buona popolana. Genuinità che evidentemente manca a corte. Più cresce la consapevolezza di tale assenza, che è un vuoto nel nostro essere (e a quanto pare non ha confini sociali), più l'eccitazione dilata l'Io. Il desiderio è consapevolezza di una mancanza e non può esserci erezione senza questo stato nella coscienza. Per metonimia un bacio non è solo un bacio, è una malia, un incantesimo, una magia. Una metafora sessuale (ch...

IL DEMONIACO NELLA NEVROSI OSSESSIVA

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ORDINE E DISORDINE

MANIFESTO DEL MOVIMENTO DISARMONICO Noi, uomini e donne che aderiamo al manifesto siamo per il disordine, la cattiva sintassi, i paradossi concettuali, gli ossimori lessicali, le aritmie estetiche. Siamo per i linguaggi non convenzionali (e non convenzionati) nell’arte, nella scrittura, nella vita. Noi, uomini e donne del Movimento Disarmonico, rifiutiamo il logos e la teleologia semantica, la logica lineare, l’universo nei significati codificati unidirezionati e ci impegniamo per un’estetica nell’arte come nella vita di tipo circolare, chiaroscurale, gastrointestinale. Aderiamo a una ricerca superficiale, ottica, destoricizzata e decontestualizzata. Siamo per la cattiva digestione culturale, ascoltiamo le peristalsi dell’occhio, sosteniamo l’iperacidità e anzi la promuoviamo come un fatto di coscienza. Difendiamo il brutto, l’osceno, il satiro in tutte le sue forme. Non siamo DADA né DADAUMPA. Diffidiamo della parola “cultura” poiché siamo per una coltivazione manuale e contadina d...

DAL BLASONE ALLA PANCIERA

DAL BLASONE ALLA PANCIERA  La favola necessita dell'assenza, racconta del desiderio e non può esserci desiderio nella presenza. La presenza dilata la distanza e amplifica le differenze. Se il principe è attuale e si presenta nelle sue vesti ordinarie acuisce piuttosto che ridurla la lontananza con una ragazza del popolo, per quanto bella e buona (e dunque di natura nobile) come le fanciulle delle favole. Il bisogno scorre nella mancanza animando la narrazione; muove i soggett i, li avvicina completandoli. Nel Seminario VIII, analizzando il Simposio di Platone, Lacan chiede per bocca di Socrate: "In che cosa manca colui che ama?". Poi il filosofo si blocca. Lacan si sofferma proprio su questa interruzione, sottolineando l'assenza nel discorso non come qualcosa di accidentale, ma di strutturante e fondamentale. Lascia quindi la parola a Diotima, che racconta di Poros e Poenia, presentando l'amore come un dare qualcosa che non si ha a chi non sa. Poenia è povera...

SCUSI, MA LEI E' ETERESESSUALE?

SCUSI, MA LEI E' ETER E SESSUALE? (Il corpo tra godimento e amore) In questi giorni, a proposito della Donna Barbuta, si è sviluppata una discussione su erotismo e identità di genere; il problema si è poi dilatato dalla sfera sessuale a quella affettiva. E' stato citato Lacan in modo però discutibile e artificioso. Al di là delle colte disquisizioni, il contenuto non cambia. Si è parlato infatti del tramonto del Nome del Padre in termini negativi, distruttivi e moralistici, facendo riferimento a un nostalgico ordine patriarcale dell'Io, del sesso e della società. Riproponendo nella triangolazione edipica la spaccatura tra piacere/godimento e amore. Per Lacan l’amante desidera nell’amato l’amalgama della sua mancanza. “Amare è dare quello che non si ha. Desiderare di avere un posto nel desiderio dell’altro”. E il riferimento all'assenza, al vuoto, alla domanda che completi l'ordine della catena amorosa risulta effettivamente determinante. Massimo Recalcati, ad...

UN AMORE NEMICO DELLA QUIETE di MARIO GUARANI GALZIGNA

DI NORMA NON PUBBLICO POESIE, MA QUESTI VERSI DI MARIO GUARANI GALZIGNA SONO DAVVERO STRAORDINARI UN AMORE NEMICO DELLA QUIETE [8 strofe formate ciascuna da 6 endecasillabi sciolti, senza rima] Questa sera hai profanato le astuzie di un Narciso che sfugge e mi nasconde. Esile fiore carico di aromi, tenera preda di passioni amare: mi ha soggiogato, nella notte bianca, la forza della tua fragilità. Questa sera ho riscoperto l'incanto di un gioco dissacrante e senza maschere. Ho ritrovato l'antica speranza di un amore nemico della quiete: vigile, temerario, bellicoso, anche se immerso nell'oblio del mondo. Questa sera d'autunno, tu lo sai, la verità che l'anima non vede ha lacerato regole ed assiomi di un discorso tenace, persistente, di una parola sterile e lontana: spettro vagante, notte senza stelle. Un Narciso sfuggente e ingannatore non conosce le trappole, le insidie, la cruda verità della materia. Materia sono i pori della carne, volumi e superfici ...

ER COSO DE LI COSI

Dai  RIGURGITI ROMANESCHI (e 'sti cazzi non ce lo metti?)

ER PRINCIPE DER FORO

ER PRINCIPE DER FORO ER PRINCIPE DER FORO Me chiamano così le malelingue nun perché c'ho la parlantina sciorta come n'avvocato, che io non so dottore in legge e m'occupo di cose materiali, ma perché me piacciono l'ommini e ce lo sanno nel rione, tanto che i più me danno del ricchione. Quarcuno addirittura nella via me grida pijanculo, e nun è bello quanno lo sente mammamia. Altri so più furbi e scartri, c'è chi me fa l'occhietto, chi me dà er braccio ridenno: "permette signorina", o quell'artri ancora che fanno l'amiconi, che poi quando me giro se grattano i cojoni. Er monno è cattivo e lo sapemo, e all'ommini je piace puntà er dito, ma noiartri che corpa avemo, d'essere nati con 'sto prurito? SU  AMAZON E LULU.com

MEMORIE DI UNO SMEMORATO (dai Frammenti di un monologo amoroso)

MEMORIE DI UNO SMEMORATO La mia assenza della memoria era assenza di dio. Adesso erano tranquilli, avevo anche io la mia croce e potevo esercitare la sua volontà, non la mia. Mi avevano dato una guarigione di stato. (Memorie di un ex smemorato). *** Un giorno cominciai a ricordare e mi dimisero. La libertà i medici la chiamano dimissione. Questioni semantiche, ma detta così fa meno paura. Ricostruendo l'Io, mi avevano finalmente dotato di uno di quei cosi elettronici che controlla i detenuti fuori dalla galera, unica libertà concessa dallo stato. Dicevano che ero guarito perché avevo un passato, ma il mio disgusto cresceva. Si erano presi cura di ciò che a loro faceva paura, non della malattia. *** Mi chiusero in una cella con un altro smemorato. Vi farete compagnia, dicevano. Come compagno di disavventura mi avevano dato uno affetto da TGA, quindi un altro vuoto, anche più grande del mio. Smarriva il presente con la frequenza di un battito di ciglia. La cosa diverte...