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DAL BLASONE ALLA PANCIERA

DAL BLASONE ALLA PANCIERA  La favola necessita dell'assenza, racconta del desiderio e non può esserci desiderio nella presenza. La presenza dilata la distanza e amplifica le differenze. Se il principe è attuale e si presenta nelle sue vesti ordinarie acuisce piuttosto che ridurla la lontananza con una ragazza del popolo, per quanto bella e buona (e dunque di natura nobile) come le fanciulle delle favole. Il bisogno scorre nella mancanza animando la narrazione; muove i soggett i, li avvicina completandoli. Nel Seminario VIII, analizzando il Simposio di Platone, Lacan chiede per bocca di Socrate: "In che cosa manca colui che ama?". Poi il filosofo si blocca. Lacan si sofferma proprio su questa interruzione, sottolineando l'assenza nel discorso non come qualcosa di accidentale, ma di strutturante e fondamentale. Lascia quindi la parola a Diotima, che racconta di Poros e Poenia, presentando l'amore come un dare qualcosa che non si ha a chi non sa. Poenia è povera...

SCUSI, MA LEI E' ETERESESSUALE?

SCUSI, MA LEI E' ETER E SESSUALE? (Il corpo tra godimento e amore) In questi giorni, a proposito della Donna Barbuta, si è sviluppata una discussione su erotismo e identità di genere; il problema si è poi dilatato dalla sfera sessuale a quella affettiva. E' stato citato Lacan in modo però discutibile e artificioso. Al di là delle colte disquisizioni, il contenuto non cambia. Si è parlato infatti del tramonto del Nome del Padre in termini negativi, distruttivi e moralistici, facendo riferimento a un nostalgico ordine patriarcale dell'Io, del sesso e della società. Riproponendo nella triangolazione edipica la spaccatura tra piacere/godimento e amore. Per Lacan l’amante desidera nell’amato l’amalgama della sua mancanza. “Amare è dare quello che non si ha. Desiderare di avere un posto nel desiderio dell’altro”. E il riferimento all'assenza, al vuoto, alla domanda che completi l'ordine della catena amorosa risulta effettivamente determinante. Massimo Recalcati, ad...

UN AMORE NEMICO DELLA QUIETE di MARIO GUARANI GALZIGNA

DI NORMA NON PUBBLICO POESIE, MA QUESTI VERSI DI MARIO GUARANI GALZIGNA SONO DAVVERO STRAORDINARI UN AMORE NEMICO DELLA QUIETE [8 strofe formate ciascuna da 6 endecasillabi sciolti, senza rima] Questa sera hai profanato le astuzie di un Narciso che sfugge e mi nasconde. Esile fiore carico di aromi, tenera preda di passioni amare: mi ha soggiogato, nella notte bianca, la forza della tua fragilità. Questa sera ho riscoperto l'incanto di un gioco dissacrante e senza maschere. Ho ritrovato l'antica speranza di un amore nemico della quiete: vigile, temerario, bellicoso, anche se immerso nell'oblio del mondo. Questa sera d'autunno, tu lo sai, la verità che l'anima non vede ha lacerato regole ed assiomi di un discorso tenace, persistente, di una parola sterile e lontana: spettro vagante, notte senza stelle. Un Narciso sfuggente e ingannatore non conosce le trappole, le insidie, la cruda verità della materia. Materia sono i pori della carne, volumi e superfici ...

ER COSO DE LI COSI

Dai  RIGURGITI ROMANESCHI (e 'sti cazzi non ce lo metti?)

ER PRINCIPE DER FORO

ER PRINCIPE DER FORO ER PRINCIPE DER FORO Me chiamano così le malelingue nun perché c'ho la parlantina sciorta come n'avvocato, che io non so dottore in legge e m'occupo di cose materiali, ma perché me piacciono l'ommini e ce lo sanno nel rione, tanto che i più me danno del ricchione. Quarcuno addirittura nella via me grida pijanculo, e nun è bello quanno lo sente mammamia. Altri so più furbi e scartri, c'è chi me fa l'occhietto, chi me dà er braccio ridenno: "permette signorina", o quell'artri ancora che fanno l'amiconi, che poi quando me giro se grattano i cojoni. Er monno è cattivo e lo sapemo, e all'ommini je piace puntà er dito, ma noiartri che corpa avemo, d'essere nati con 'sto prurito? SU  AMAZON E LULU.com

MEMORIE DI UNO SMEMORATO (dai Frammenti di un monologo amoroso)

MEMORIE DI UNO SMEMORATO La mia assenza della memoria era assenza di dio. Adesso erano tranquilli, avevo anche io la mia croce e potevo esercitare la sua volontà, non la mia. Mi avevano dato una guarigione di stato. (Memorie di un ex smemorato). *** Un giorno cominciai a ricordare e mi dimisero. La libertà i medici la chiamano dimissione. Questioni semantiche, ma detta così fa meno paura. Ricostruendo l'Io, mi avevano finalmente dotato di uno di quei cosi elettronici che controlla i detenuti fuori dalla galera, unica libertà concessa dallo stato. Dicevano che ero guarito perché avevo un passato, ma il mio disgusto cresceva. Si erano presi cura di ciò che a loro faceva paura, non della malattia. *** Mi chiusero in una cella con un altro smemorato. Vi farete compagnia, dicevano. Come compagno di disavventura mi avevano dato uno affetto da TGA, quindi un altro vuoto, anche più grande del mio. Smarriva il presente con la frequenza di un battito di ciglia. La cosa diverte...

I MONOLOGHI DI BIANCANEVE

I MONOLOGHI DI BIANCANEVE L'amore è fatto di favole e parole. La favola prende il sopravvento e il lupo continua a non essere reale ma lo diventa se c'è chi te lo racconta. L'amore è una storia (una storia appunto d'amore) e le storie, come le favole, sono fatte di parole. (Da Per me Biancaneve gliela dava ai sette nani) Di prossima uscita su  AMAZON  e  LULU.com cartaceo e digitale

CI PRENDONO PER IL "GURO"

CI PRENDONO PER IL "GURU" Grazie ad Umberto Eco ho scoperto di essere un imbecille del web. Il luminare è stato chiaro, la rete assimila un nobel a una casalinga di Riccione e sempre a parere suo (illustrissimo) a un imbecille è consentito di lasciare due righe su argomenti che (sempre a suo pregiatissimo parere) non conosce. Eco parla anche delle fonti, che in quanto cattedratico pluridecorato vede nell'università e/o nei comitati redazionali dei vari nobilissimi editori che stampano illustrissimi libri. Sulle fonti non mi dilungo, una casalinga di Riccione conosce la fisiologia meglio di Aristotele e se avessi bisogno di un intervento urgente in un deserto, mi augurerei di trovarmi con la donna di casa piuttosto che con il Filosofo. Non mi fido di uno che invita a mettere un elastico sul testicolo destro durante l'amplesso per assicurarsi una discendenza maschile. Proprio grazie alla rete e a quel po' di fascismo televisivo anche la donna meno avveduta c...

DIVENTARE GAY IN DIECI LEZIONI

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FRAMMENTI DI UN MONOLOGO AMOROSO

FRAMMENTI DI UN MONOLOGO AMOROSO PUNTO E A CAPO Comincia così, con quella punteggiatura che blocca la continuità. La virgola ostacola, è una pausa, il vuoto, un'interruzione. Allontana i termini e sospende ciò che li teneva uniti. Le congiunzioni si diradano, le assenze frammentano il discorso; è il flusso del tempo che si contrae. I punti prendono il sopravvento, ed è un arresto radicale. Lo spazio si dilata e amplifica la distanza. Col punto finisce il periodo e si va appunto a capo. Tra un punto è l'altro c'è il silenzio della domanda. Il discorso rimane sospeso nelle parole, che volano via come foglie al vento. SU  AMAZON LIBRI  E  LULU.COM