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PRINCIPI E PRINCIPESSE

PRINCIPI E PRINCIPESSE Le favole cominciano (quasi) sempre con lei. L'uomo, il maschio, l'altolocato compare sulla scena solo dopo che il racconto si è dilungato sulle sventure della fanciulla. Figura essenziale, quella del principe, eppure marginale ai fini della narrazione. Nella favola questo essere etereo, inesistente (non ha un nome, è sempre e solo un blasonato), si definisce per privazione; la sua sostanza è concentrata nella presenza o assenza di un altro essere a lui affine ma difforme (per sesso prima che per ceto). Non è diverso da quel che accade nella vita. La consistenza è femminile, i principi compaiono nella storia ma sono destinati alla scomparsa. Ricordo mia madre, che si stupiva del fatto che tutte le sue le amiche fossero rimaste vedove meno che lei. Non so se ve ne siete accorti: moriamo solo noi. Quello che l'uomo è, e che lo significa dandogli un senso, non gli appartiene. Se ha il blasone è in funzione della protagonista. Come nella teologia ne...

IL LUPO E LE FOCACCE

IL LUPO E LE FOCACCE Non abbiamo che una versione condita delle favole, come certi piatti delle mamme che insaporiscono le verdure per renderle appetibili ai bambini. Quelle originali hanno altri contenuti e la narrazione non è proprio da minori. il lupo mangia la nonna e non c'è il lieto fine nei racconti più antichi. Le favole, pur nascendo in contesti popolari venivano scritte da signori aristocratici ed erano rivolte al popolo ignorante per farlo fantasticare. A mia mamma  quando lamentava la fame, la nonna non dava il pane (che era conservato per la cena), raccontava una storia. Il racconto forse non saziava, ma rendeva sopportabile l'attesa. Come si dice: focacce et circenses. Nella versione di Charles Perrault la bimba viene mangiata dal lupo e la storia finisce così. Il lieto fine era una cosa da signori; i protagonisti magari vissero felici e contenti, ma da principi e nel palazzo. Nelle edizioni più antiche il lupo-nonna offre a Cappuccetto Rosso un piatto a ba...

L'ORGASMO DI PAPERINO (dai FRAMMENTI DI UN MONOLOGO AMOROSO)

SESSO L'innamorato gode di un sesso antinomico. Desidera il polimorfismo e tale fluidità semantica lo impaurisce e lo attrae. E' alla ricerca di una sessualità priva di significante, vissuta in un improbabile presente. L'apostasia di una carne che sente finalmente libera, leggera, viva è fonte di riflessione e eccitazione. L'erezione necessita di un corpo demitizzato, svuotato di una storia simbolica e concentrato unicamente nel piacere.

DAL MANUALE DELL'ANTIPSICHIATRIA (in Cronache dall'epigastrio)

da CRONACHE DALL'EPIGASTRIO (memorie dalla pancia)

CRONACHE DALL'EPIGASTRIO (memorie dalla pancia)

DAL MANUALE DELL'ANTIPSICHIATRIA TESTO COMPLETO AL LINK    CRONACHE DALL'EPIGASTRIO http://goo.gl/y9ThHE
CRONACHE DALL'EPIGASTRIO (memorie dalla pancia) Per il titolo avevo pensato a "Memorie dal sottosuolo", ma pare che qualcuno l'abbia già usato. Ho ripiegato su "Cronache dall'epigastrio", anche perché non era mia intenzione discutere di inconscio, pensiero o anima. Il mio sottosuolo si trova nella pancia e il libro racconta appunto le sue cronache. Non amo i totalitarsmi dell'Io e le sue aberrazioni metafisiche. Esiste qualcosa fuori di me e questa cosa la chiamo reale. Mi hanno insegnato che questo altro da me sia la realtà, e mi piace. Mi piace perché mi colloca, mi definisce, mi dimensiona nella cosa. E mi fa sentire vivo. Se esiste qualcosa, la sua esistenza si conferma non in una relazione col mio percepirla, ma indipendentemente da quello che sono. Non ho un Io tautologico, non mi va di delirare in termini idealistici e penso che la verità non necessiti della mi a presenza. Sono certo che possa fare a meno della mia ontologia. Non ...

I TRE PORCELLINI

I TRE PORCELLINI E' una delle favole a contenuto morale. Non tutte hanno questa finalità, le più belle rimangono le storie senza senso. Truffaut diceva che i film non servono a mandare messaggi, e aveva ragione; se ho un messaggio invio un telegramma. La struttura della favola dei maialini è banale, e la banalità penalizza il racconto. Tre fratelli, di cui due sfaticati e un lupo. Il lupo non manca mai, nella sintassi morale è necessario a dare corposità alla narrazione. La c osa ricorda Kant, che non credeva in dio, ma doveva pur supporlo per darsi una ragione dei fenomeni morali. Era un paralogismo, ma quanto ci piacciono i paralogismi e appunto le favole. I due perditempo alla fine si ravvedono; viene premiato l'impegno del maialino laborioso, che ha saputo costruire la casa coi mattoni piuttosto che con la paglia. Vorrei vedere la faccia di Jimmy quando riceverà la notifica di Equitalia. Perché la morale notifica sempre qualcosa ai porcellini laboriosi, gli alt...

NONNA, MA CHE BOCCA GRANDE CHE HAI

NONNA, MA CHE BOCCA GRANDE CHE HAI Nelle favole avviene qualcosa di simile al sogno; si affievolisce la distanza tra ciò che è buono o cattivo, giusto e sbagliato, la scena si carica di significati radicali e il discorso si svuota di un ordine e del senso. Sono fenomeni complessi dal punto di vista della narrazione. Cappuccetto non è impaurita dal lupo, si lascia anzi avvicinare. Cosa improponibile nel linguaggio quotidiano, ma che sembra essere la norma nella narrazione fiabesca; si fida del lupo cattivo (o del gatto e la volpe, o ancora della matrigna e della strega). Ed è interessante comprendere come una bimba ritenuta responsabile al punto da percorrere in solitudine un tratto nel bosco, possa rivelarsi tanto sprovveduta. Barthes spiega così l'assurdità di questo comportamento. Individua due piani del senso: quello informativo (proprio della comunicazione) e quello simbolico (della significazione). Rinviene però anche un altro senso, la “significanza” che è di diffic...

OGNI VOLTA CHE QUEST'UOMO SCRIVE, UN ALBERO MUORE

Tempo di bilanci. E i bilanci (si sa) hanno un peso. 26 "libri" (chiamiamoli così), una media di 150 pag. a tomo. Ognuno dei quali è stato stampato (più o meno) 300 volte. Circa 1170000 pagine. Se una pagina pesa (mettiamo) la metà di un grammo, fa mezza tonnellata di carta. Non solo braccia rubate all'agricoltura, ma ho sfalciato mezza foresta amazonica. L'EBOOK ALLA PAGINA LIBRO IN CARTA (ED OSSA) ALLA PAGINA Make your own banner at MyBannerMaker.com!

RIGURGITI ROMANESCHI (e sti cazzi non ce lo metti?)

              ER PRINCIPE DER FORO Me chiamano così le malelingue nun perché c'ho la parlantina sciorta come n'avvocato, che io non so dottore in legge e m'occupo di cose materiali, ma perché me piacciono l'ommini e ce lo sanno nel rione, tanto che i più me danno del ricchione. Quarcuno addirittura nella via me grida pijanculo, e nun è bello quanno lo sente mammamia. Altri so più furbi e scartri, c'è chi me fa l'occhietto, chi me dà er braccio ridenno: "permette signorina", o quell'artri ancora che fanno l'amiconi, che poi quando me giro se grattano i cojoni. Er monno è cattivo e lo sapemo, e all'ommini je piace puntà er dito, ma noiartri che corpa avemo, d'essere nati con 'sto prurito? SU AMAZON EBOOK