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LA PRINCIPESSA ASPETTA IL PRINCIPE E QUELLO SI PRESENTA IN CALZAMAGLIA E PENNACCHIO


LA PRINCIPESSA ASPETTA IL PRINCIPE, E IL PRINCIPE SI PRESENTA IN CALZAMAGLIA E PENNACCHIO

L'attesa è una costante nella narrazione. I cloppete cloppete del principe si sentono nella storia ancora prima del suo arrivo. Perché l'attesa è funzionale al racconto, stravolge la scrittura, eccita e tiene il lettore sulla pagina, non lo lascia andare. Nella generale desessualizzazione propria della favola l'attesa non accresce il desiderio. E' piuttosto il desiderio a produrre l'attesa: il soggetto innamorato, la principessa non è mai pienamente soddisfatta. Più il desiderio è forte più l'attesa si estende nel tempo. Il tempo dell'attesa anche contratto si dilata in un'insopportabile lacerazione dell'Io. Non mi pare che Cenerentola se la prenda con le sorellastre; desidera quello che le manca e stravolge il presente. L'attualità è una contiguità che libera il campo dal desiderio, come l'identità priva l'oggetto del contenuto amoroso. Non include vuoti o frammentazioni. Dove c'è presenza non c'è desiderio. Quando l'altro presente diventa costante lo scenario si svuota e quello che era il tempo dell'amore si presenta come una perdita di tempo. E così i cloppete cloppete del bianco destriero vengono presto sostituiti dai rumori della spugnetta passata sui piatti sporchi da lavare.
(Da Per me Biancaneve gliela dava ai sette nani)


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